Intervista a Davide Scapuzzi

Davide Scapuzzi è un giovane avvocato specializzato in data protection che nella vita oltre alla professione coltiva diverse passioni: la filosofia,la buona musica soprattutto i Pink Floyd, l’arte, la scrittura, fino all’eleganza classica del quale soprattutto negli ultimi anni è diventato un vero appassionato. A questo riguardo, ha un sogno: disegnare una propria cravatta personale perché parafrasando Pirandello, in un mondo di maschere, ogni tanto serve qualche volto.

Com’è nato il suo amore e passione per la moda?

La mia passione per la moda e più in generale per il bello, nasce dalla mia famiglia. Fin da bambino i miei familiari hanno sempre cercato di vestirmi nella maniera migliore possibile, insegnandomi le regole per vestire ed essere adeguato in ogni occasione.

Ancora oggi, ricordo un papillon di quando ero bambino a cui ero molto affezionato, e che non toglievo praticamente mai. Da qui in poi,ho seguito le dritte che mi sono state insegnate da piccolo, raffinandole fino a trovare un mio stile personale, lontano dalle mode del momento e dalle griffe di turno.

Per questa passione mia madre continua a chiamarmi “Principino”…

Come definirebbe il suo stile?

Se dovessi scegliere un aggettivo che più di tutto rappresenta il mio stile, sceglierei senza dubbio classico. Adoro tutto ciò che lo rappresenta e che deriva dagli anni ’30 del ‘900 che sono stati gli anni d’oro dell’eleganza maschile. In particolare sono innamorato dello stile inglese, soprattutto dell’abito grigio tre pezzi molto utilizzato soprattutto dai banchieri della City di Londra di quegli anni e che oggi si sta piano piano riscoprendo.

Cosa rappresentano per lei gli accessori?

Gli accessori sono il mezzo indispensabile per esprimere se stessi. Sono il biglietto da visita di una persona; attraverso di essi si mette in condizione gli altri di far capire qualcosa di noi, del nostro stile e del modo in cui lo intendiamo.

In questo senso, una cravatta, una pochette una bouttoniere, rigorosamente made in Sicily non sono solo degli ornamenti, ma sono dei veri e propri gioielli che se indossati con gusto e senza esagerare, permettono all’abito di prendere vita uscendo dallo standard, esprimendo la propria personalità.

A mio avviso, un accessorio che davvero non può mai mancare nel guardaroba di un uomo che aspiri ad essere elegante, è senza dubbio, la cravatta. Personalmente le adoro la considero anche più importante dell’abito stesso, perchè è la prima cosa che si nota in una mise e che permette di essere dimenticati o ricordati…

Che stile di cravatta preferisce?

Non ho un tipo di cravatta che preferisco rispetto ad un altro. Per me, la scelta dipende dal materiale con cui è realizzata che deve essere sicuramente di pura seta e, l’occasione in cui dev’essere indossata. Tuttavia, se dovessi scegliere un tipo, sceglierei senza dubbio una cravatta in seta in microfantasia nei toni dell’azzurro, verde, blu, viola, rosso, lilla per le occasioni formali. Mentre per le occasioni informali, non disdegno affatto quelle in jaquard da indossare con con lo spezzato blu e grigio.

Che nodo di cravatta predilige?

Anche in questo caso, non ho un nodo preferito. Seguo la regola in base al quale il nodo varia in base al colletto della camicia. Di norma, opto per il classico  four in hand, ma se la camicia lo permette, rectius,- il collo- della camicia lo permette, allora scelgo l’half windsor. Comunque a prescindere dal nodo, ciò che conta per me però è che immediatamente sotto al nodo, si formi il quella fossetta denominata dagli anglosassoni “dimple” che conferisce alla cravatta un senso di dinamicità e che permette di capire subito la qualità della cravatta.

Senza cosa non potrebbe vivere?

Qui si va sul difficile. Direi il rispetto verso sé stessi e l’educazione oltre all’empatia e solidarietà  verso gli altri.

Come placa la mente a fine giornata?

Per rilassarmi di solito faccio attività sportiva. Mi piace nuotare, praticare la boxe non competitiva o perché no una bella partita a snooker (biliardo inglese). Pero forse la cosa che mi rilassa di più in assoluto è fumare un sigaro cubano degustando un buon rhum con sottofondo “eachos” dei Pink Floyd.

Il libro che rileggerebbe mille volte?

Ce ne sono tanti. Per citarne uno, “Il viaggio dell’eroe” di Joseph Campbell.

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